“In viaggio con la Carovana”

In Viaggio Con “La Carovana”…

La vacanza, quanti significati diversi questa parola ha assunto nell’arco della mia vita: da bambino, la prima volta che vidi il mare, la prima volta che ci andai con gli amici, poco più che adolescente, la prima volta all’estero, in Francia a Taizè con don Luigi e gli amici del gruppo Aravecchia, e tante altre ancora e sempre con un nuovo significato, un senso diverso.

Quando nell’autunno scorso io e mia moglie decidemmo di accettare l’invito a Bordighera a Villa Sorriso da parte di PierLuciano Garrone, presidente dell’Opera Diocesana, per tenere una breve conferenza su un argomento di mia scelta e nel contempo trascorrere una breve vacanza durante il periodo natalizio, pur sapendo che non sarebbe potuta essere la classica vacanza in Hotel non avrei mai creduto che, nell’intento di trascorrere un breve periodo di riposo lontano dalla quotidianità, avrei riscoperto il sapore antico della solidarietà, del condividere oltre che il tempo trascorso insieme a persone speciali, l’impegno e la preghiera.

Villa Sorriso, chi, quasi 70 anni orsono, diede forma  e concretezza a un’idea non poteva immaginare che questo gli avrebbe garantito una pezzetto di immortalità. Villa Sorriso è la colonia della nostra infanzia, il ritorno alla semplicità degli anni che ci hanno visti bambini, adolescenti, giovani donne e giovani uomini, figli o genitori di giovani famiglie impegnati a far crescere e a crescere per fare di noi le persone che oggi siamo.

La struttura si è molto rinnovata oltre che nell’aspetto e negli standard dell’offerta nel suo insieme, nello spirito che anima gli operatori e i responsabili che tanta attenzione pongono nel creare quel clima famigliare che per tanti anni è stato l’elemento che maggiormente ha determinato la scelta di tante famiglie e più in generale di tante persone che, provenienti o meno dalla diocesi, ha fatto di Villa Sorriso una scelta imprescindibile.

Di recente mi è tornata alla mente una citazione: “…ogni cosa è illuminata della luce del passato…”, Villa Sorriso di questa luce è pervasa e quando martedì 30 si è riempita di 52 ragazzi e adulti disabili con più o meno altrettanti accompagnatori, quella luce è diventata abbagliante.

La sera prima avevo tenuto una breve conferenza dal titolo: “Il Verbo di Dio, il verbo degli uomini…”, l’argomento, oltre ad un breve cenno autobiografico, trattava come, in un’epoca di assoluta perdita di riferimenti e presidi morali ancor prima che sociali ed economici, sia fondamentale recuperare il senso del tempo, ma non del tempo inteso come mero trascorrere di giorni ed ore, il tempo in senso cristiano, l’eskatos, il “tempo di Dio”.

L’arrivo dei due gruppi, organizzati da “La Carovana” di Alba e “ABC” di Torino , entrambe impegnate in attività solidali, aveva completamente distolto la nostra attenzione dal quotidiano, trasformando tutte le considerazioni, argomento della conferenza e del piccolo dibattito che ne era scaturito, in un evento di rilevanza relativa, non secondaria, ma spostato in un tempo diverso rispetto all’immediatezza di quella “carezza” così coinvolgente.

 Ogni piccola iniziativa o gesto normale come anche solo la preparazione dei tavoli per la colazione o per il pranzo, era “per loro”, l’arrivo dalla passeggiata, il vociare divertito per le iniziative degli animatori, le loro effusioni nei nostri confronti o ai loro accompagnatori, e, con grande sorpresa, il nostro totale annullamento, la gratificante rinuncia a considerarci il centro assoluto dell’universo, essere nell’armonia “dell’uno fra tanti”  senza l’obbligo di dover svolgere un ruolo d’eccezione col solo unico grande valore dell’essere umilmente utili senza  essere indispensabili.

Alla stessa stregua i festeggiamenti nell’attesa dell’arrivo del nuovo anno, i giochi e i balli che si sono succeduti: tutto era diventato una liturgia, una forma di preghiera, da loro ispirata e a loro dedicata, una comunione inattesa e insperata.

Quando il giorno successivo è arrivato l’Arcivescovo Don Marco, come Lui vuole ed ama essere chiamato, quella comunione si è ulteriormente arricchita della parola preziosa e ispirata da Lui dedicata alle due figure dei Santi del giorno Gregorio e Basilio, oggi più che mai esempio imprescindibile per quel suo gregge che a quell’amore nella testimonianza e nell’assoluto rispetto dei confratelli nella fede deve ispirarsi, quel gregge che con tanta pervicacia egli sta iniziando a guidare i cui membri, a soli otto mesi dal suo insediamento, si è impegnato a conoscere uno ad uno. Don Marco che ha voluto abbracciare, non solo idealmente, quelle bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini segnati nel fisico e nella mente. La luce che li illumina, oltre a provenire da un passato ricco di preziosi spunti nella solidarietà e nella carità, è ricca del senso di Dio, del suo tempo, quello giusto e debito, quel tempo in cui gli uomini si ritrovavano anche solo per condividere una narrazione in una stalla riscaldata dal fiato degli armenti. Quella narrazione così coinvolgente sia per l’anziano che per  il giovane e per i bambini, che, forse, una volta cresciuti, ne hanno perso il senso, speriamo solo per un momento, perché, agli occhi di chi il tempo lo sa trattare oltre che nella sua dimensione materiale anche nella sua dimensione divina, nello spazio di una o due generazioni non se ne possono cancellare i segni indelebili: nulla si perde se per un solo attimo si riesce a leggere il messaggio negli occhi di quei “figli di un Dio minore” come qualcuno, non noi, suole definirli, perché come noi figli di un unico Dio grande e misericordioso, i cui disegni non ci è dato conoscere, quel messaggio che oltre a garantirci una pace interiore ritrovata può garantirci anche concretezza nella soluzione ai problemi di tutti i giorni.

La sera, purtroppo, siamo dovuti rientrare per sopravvenuti impegni, e abbiamo salutato tutti prima dell’inizio del concerto del gruppo “Ensamble Musikè”. Il viaggio in direzione inversa non ha in realtà alterato in alcun modo la direzione intrapresa con quella “Carovana che non era più solo il nome di un organizzazione solidale ma bensì l’immagine suggestiva di un procedere in “direzione ostinata e contraria”.

 

Luciano Gennari

 

This entry was posted in RASSEGNA STAMPA. Bookmark the permalink.